Punto 2: La Necropoli e le Caselle

Ben arrivati al punto 2, riposatevi un attimo dopo aver percorso questa ripida salita, e approfittatene per conoscere altre due importanti notizie storiche relative a San Vito sul Cesano e ai suoi dintorni.

La prima riguarda il terreno sulla destra della strada appena percorsa. Qui molto probabilmente c’era una necropoli, la stessa a cui si fa riferimento, parlando della Pieve Vecchia di San Vito, e che il padre domenicano Vincenzo Cimarelli, cita nei suoi scritti, nella prima metà del 1600. La sua presenza è stata confermata dal ritrovamento di molti reperti archeologici come condutture di acqua, rozze e primitive cloache, fondamenti di edifici, tombe alla cappuccina sparse, vasi cinerari, armi, monete, monili d’oro e moltissime selci lavorate, comunemente dette “frecce di pietra focaia”. Alcune di queste ultime, che possono considerarsi la prima arma offensiva dell’uomo, si conservano presso l’Antiquarium Suasano di San Lorenzo in Campo. Purtroppo una frana, staccatasi dalla collina soprastante ne ha completamente seppellito le rovine sotto svariati metri di terra, ed ora tentare degli scavi, è un’impresa davvero ardua.

La seconda curiosità riguardano le Caselle. Con il termine Le Caselle, si può indicare sia la via per raggiungerle, sia, soprattutto, quel gruppetto di case, visibile fin da qui, laggiù in basso, con il relativo territorio, tutto attorno. Si trovano in posizione intermedia, tra il fiume Cesano e la strada Statale. Cosa hanno di speciale queste Caselle? Semplice, sono, o meglio erano, case di fango.

Le Marche s’inseriscono nel vasto panorama dei paesi che per secoli hanno utilizzato l’antica arte muraria a base di terra impastata a fango e paglia; e se nell’anconetano e nel sud delle Marche questo tipo di costruzione era molto frequente, qui nelle nostre zone la presenza di tali manufatti è limitata ad una ristretta area della Valle del Cesano, e precisamente nei territori compresi fra i comuni di San Lorenzo in Campo, Fratte Rosa e Corinaldo. Nel catasto pontificio ottocentesco, per esempio, conservato presso l’archivio comunale di San Lorenzo in Campo, sono riportate le località Caselle e Casaccie.

Entrambe si trovano molto vicine al fiume Cesano: la prima presso la vecchia Pieve di San Vito sul Cesano, la seconda poco distante, in direzione San Lorenzo in campo.

In origine con la tecnica a maltone si erigeva ogni sorta di costruzione, da quella religiosa comprendente chiese, conventi, muri di recinzione dei cimiteri, a quelle urbana.

Nella Valle del Cesano si possono trovare, principalmente, solo edifici rurali come abitazioni contadine, capanni, essiccatoi per il tabacco, e comunque ormai non più molto numerosi come un tempo. Ciò è dovuto al fatto che negli anni sono stati “restaurati” e consolidati con altro materiale, e non più riconoscibili alla vista, mentre altri sono in stato di completo abbandono o poco più che ruderi invasi dalla vegetazione.

I materiali per edificare le case di fango o a maltone, erano facilmente reperibili e in gran quantità; erano abitazioni ecologiche “ante litteram” anche se facilmente deperibili per loro stessa natura, e necessitavano di una costante manutenzione. Le case realizzate in terra cruda hanno modeste dimensioni, sono piccole e raccolte; a volte hanno solo il pianterreno, e l’abitato è contiguo alle stalle e alla cantina, oppure sono costruite su due piani, e solitamente sono munite di una scala esterna che li collega. In questo caso gli ambienti di lavoro sono al piano inferiore e le stanze abitate sopra. Alcune hanno anche una botola interna, chiamato battuscio, che si apre sul pavimento, attraverso cui, mediante una scaletta di pioli, si scende negli spazi sottostanti.

Le case di fango si riconoscono perché hanno le finestre piccolissime, e lo sperone dei muri perimetrali che dà stabilità al complesso. Internamente, invece, la disposizione delle stanze è irregolare e i vani sono stretti e bassi.

Per costruire le case a maltone si utilizzava la paglia, lunga o minuta a seconda della tecnica specifica, e si impastava con la terra e l’acqua; veniva poi pestata con i piedi nudi in una buca o pressata in apposite cassette da cui si ricavavano mattoni crudi. Oltre alla paglia si usava la buina, cioè lo sterco di vacca, reperibile in gran quantità.

Purtroppo le nostre Caselle non hanno mantenuto la forma originale, e se mai vi capitasse di giungere fin laggiù, non trovereste che pochi elementi che stanno ad indicare la loro struttura originaria, perché, come detto, sono state ristrutturate nel corso degli anni. Ci rimane solo il nome, quindi, però ci piaceva raccontarvi la loro storia, noi fieri di averne avuto un esempio qui nel nostro territorio.

A questo punto vi ricordiamo che dovete proseguire in direzione del castello di S. Vito e, subito dopo la prima curva sulla sinistra, imboccare l’unica strada di breccia che troverete.

La strada vecchia

Punto 3: la strada vecchia

We are almost at the end of the old route from the Old Pieve to the Castle of San Vito sul Cesano which is commonly called “The old street” or “Della Cupa” as it was known in the past.

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