Punto 1: Chiesa della Pieve Vecchia

Benvenuti alla Pieve di San Vito sul Cesano.

L’Associazione San Vito Giovani in collaborazione con il Comune di San Lorenzo in Campo e con la nostra Parrocchia ha realizzato il progetto “San Vito Tour”.

Da qui potrete iniziare il percorso verde che vi porterà fino al Castello di San Vito percorrendo la vecchia strada, lungo la quale troverete altri due punti che potrete ascoltare navigando questo sito o inquadrando i QR code presenti sul percorso. Una volta raggiunto San Vito e precisamente Piazza San Francesco, potrete proseguire con il percorso giallo che si articolerà per le viuzze del Paese.

La Pieve Vecchia sorge in un luogo abitato fin dalla preistoria, da tribù nomadi e da pastori dell’età della pietra. Umbri, Etruschi, Celti o Galli Sénoni e, infine Romani, scelsero queste fertili terre lungo il fiume Cesano, per dimorarvi.

Qui sorgeva un “vicus” romano, cioè un aggregato di case e terreni che, pur non avendo alcun diritto civile, come ad esempio il “municipium” o la colonia romana, aveva una sua identità e un nome ben preciso, di solito legato alle sue particolarità, ai suoi abitanti o ai mestieri che vi si esercitavano.

Pur essendo ad un passo dalla fiorente città romana di Suasa, non ne faceva propriamente parte, e sebbene ci siano stati numerosissimi ritrovamenti di manufatti antichi, fondamenta di edifici, cloache, tombe di diverso tipo, resti di acquedotti, monete, vasi ecc. non si è mai trovata iscrizione alcuna che ne rivelasse il nome di questo antichissimo villaggio.

Nel 1642-43 il padre domenicano Vincenzo Cimarelli scrisse nel suo libro “Istorie dello Stato d’Urbino” di aver visitato i ruderi di questo centro, e successivamente Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) nelle pubblicazioni di antiche iscrizioni da lui reperite, ne riporta anche una proveniente da questo luogo. Tale epigrafe, risalente al IV sec d.C., è dedicata a due fratelli cristiani, M. Valerius Florentis e M. Valerius Herodius, e ne riporta le cariche militari da loro ricoperte. Purtroppo, anche in questo caso, non è indicato il nome del luogo in cui fu innalzata, e per mancanza di scavi sistematici, non è stato possibile individuarne la necropoli di appartenenza. Il monumento epigrafico è ora conservato presso la Galleria Nazionale in Urbino. Il mistero del nome rimane quindi senza soluzione!

Nel 410 d.c. le orde barbariche di Alarico, re dei Goti invasero la vallata e distrussero Suasa, e ai centri minori toccò in sorte rapine e saccheggi. Anche questo vicus romano fu distrutto, di sicuro abbandonato dopo la calata dei barbari, e la popolazione superstite, in cerca di un posto più sicuro e più facilmente difendibile, si rifugiò sull’altura soprastante. In posizione strategia, e con visuale sull’intera vallata, prese forma quello che diventerà il castello.

Questa chiesa, chiamata familiarmente e semplicemente Pieve, dà il nome a tutta la località circostante e, anche se ha perso gli antichi fasti delle origini, conserva ancora il suo fascino.

La prima menzione scritta, seppur indiretta, risale all’anno 945 d.c. in cui viene definita “cenobio”, cioè comunità di religiosi, e risulta dagli “Annales Camaldulenses Ordinis Sancti Benedicti” all’interno dei possedimenti del monastero di S. Apollinare in Classe, di Ravenna. Anche nel 1037, nel diploma dell’imperatore Corrado II si fa espressamente riferimento ai possedimenti di San Vito da parte dei monaci ravennati. Del predetto complesso monastico delle origini, rimane solo la chiesa, intitolata a S. Vito e quella che doveva essere la canonica, attualmente è un’abitazione privata.

L’impianto della costruzione originaria era in stile romanico, ma guardandola ora si fatica a ritrovarne i tratti distintivi, poiché nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni. Certamente non è passata illesa attraverso le numerose guerre, e le conseguenti distruzioni, che hanno interessato la nostra Valle del Cesano, per non parlare dei frequenti terremoti. Le cronache riportano che il 3 giugno del 1781, a causa del disastroso terremoto verificatosi sull’Appennino Marchigiano, crollò il soffitto della Pieve Vecchia. Così come la vediamo ora, è il frutto della ricostruzione fatta nell’800.

Le 19 “formelle” incassate nella facciata, e disposte in maniera armonica e simmetrica, rispetto alla porta d’ingresso, ci ricordano i fasti di un tempo. Si tratta di frammenti decorativi, risalenti a diverse epoche e fasi costruttive, decorate con motivi vegetali, come i tralci di acanto, e da animali fantastici, caratteristici del repertorio romanico, databili fra l’VIII e il IX secolo. Le creature mitiche raffigurate nelle formelle, sono la rappresentazione del Male, ma draghi, grifoni, basilischi, serpenti e sirene bicaudate, hanno tutte un collare al collo, a significare che le forze del male sono comunque assoggettate e tenute a freno dal potere del bene e dalla razionalità. Alcune sono state realizzate dalla stessa mano che decorò la Basilica di San Lorenzo in Campo e la chiesa di San Sebastiano a Bellocchi di Fano. Quattro lastre sono già state rubate e ne rimane solo l’incasso nel muro, tutte le altre si stanno rapidamente deteriorando poiché realizzate quasi totalmente in arenaria grigia.

L’interno della chiesa, a navata unica, custodisce l’ ”Addolorata”, come viene famigliarmente chiamata, oggetto di culto e simbolo della Pieve stessa. È un quadro che ritrae Maria Addolorata, assorta in contemplazione dei simboli della passione di suo Figlio, il Cristo, raffigurati nella parte bassa della tela: la corona di spine, la punta della lancia insanguinata, e un calice con tre enormi chiodi. La suggestiva scritta “Non vi si pensa quanto sangue costa” completa l’insieme. Questa particolare iconografia ha un’origine spagnola ed è molto diffusa in tutta Italia; probabilmente questa copia è del 1800, ma il suo autore rimane sconosciuto.

La festa della Madonna Addolorata, si svolge da tempo immemorabile, sempre la terza domenica di Settembre; è una festa dal sapore antico e genuino, molto partecipata e sentita dai sanvitesi, in cui l’immagine dell’ “Addolorata” viene portata in processione per le strade del rione circostante. È organizzata dall’antichissima Confraternita di Maria Santissima Addolorata della Pieve Vecchia che si prende cura amorevolmente di questa chiesetta e che, oltre alle opere di beneficienza, s’impegna a tramandare la devozione alla Madonna Addolorata.

Proseguendo per la strada che dalla Pieve sale su per il Castello di San Vito, troverete il punto numero 2.

Le Caselle

Punto 2: La Necropoli e le Caselle

Ben arrivati al punto 2, riposatevi un attimo dopo aver percorso questa ripida salita, e approfittatene per conoscere altre due importanti notizie storiche relative a San Vito sul Cesano e ai suoi dintorni.

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