Punto 13: testimonianza della guerra

Caro visitatore, se sei giunto fin qui, non puoi che ammirare lo splendido panorama che ti si presenta di fronte, ma noi vorremmo attirare la tua attenzione anche su un altro argomento: la Seconda Guerra Mondiale. E vorremmo farlo attraverso il racconto vivido di chi ha vissuto quei momenti tragici che hanno cambiato per sempre la storia del mondo intero.

Ci affideremo alla memoria storica di San Vito sul Cesano, e cioè ad un nostro caro concittadino, Silvio Roccheggiani, la cui casa è proprio di fronte a questo punto d’ascolto. Lui con le sue storie ha anche arricchito il nostro libro su San Vito.

“Di questo periodo è difficile scordarsi anche se sono passati molti anni. Che mi ricordi io, San Vito non è mai stato teatro di scontri efferati o battaglie sanguinose. Però mi ricordo benissimo che veniva utilizzato dai tedeschi proprio sfruttando la sua posizione strategica arroccata su una collina, vicino alla strada principale e allo stesso tempo difficilmente raggiungibile e accessibile in caso di attacco improvviso. Il Comando tedesco era proprio in una casa in via Cuppio. Qui c’erano i Colonnelli che controllavano e pianificavano le varie azioni da portare avanti, impartendo ordini.

Avevano scelto questa posizione, un po’ decentrata, che dava meno nell’occhio rispetto al borgo, perché difficilmente potevano essere bombardate case di contadini sparse per la campagna.

A San Vito c’erano alcune postazioni di vedette munite di mitragliatrici. Una era in cima alla strada dove abito io, per chi non lo sapesse, vicino al serbatoio dell’acqua comunale e un’altra postazione era dove oggi abita la Famiglia Guidarelli ovvero sotto la Romita.

A San Vito avevano scavato una trincea, di fianco alle ex-scuole dove oggi c’è una croce metallica, anche qui di solito c’erano un paio di tedeschi con una mitragliatrice. Sotto al Pianello invece c’era posizionato un cannone anticarro che doveva bloccare eventuali carri armati che arrivassero vicino al Paese.

Tutte le notti c’era il coprifuoco, guai a sgarrare che ci si rimetteva la vita. Ripensandoci bene, in fondo i tedeschi in quel periodo non erano molti, numericamente, infatti anche per il paese se ne potevano contare una decina, però per dimostrare che erano in un elevato numero e che non avevano paura di niente, soprattutto di notte facevano partire delle scariche di mitragliatrici, dalle diverse postazioni, semplicemente per far rumore ed intimorire le persone del luogo.

Anche dal Monte della Romita, dove oggi ci sono dei ricevitori radio, c’era una postazione che sfruttando quella posizione molto strategica riusciva a controllare bene gli accessi dal Ponte dei Sospiri e sparare in caso di emergenza. Per comunicare tra le varie postazioni i tedeschi avevano steso a terra i cavi del telefono.

È superfluo dire che chi si avvicinava soltanto veniva ucciso, in quanto costituivano un’ importantissimo collegamento tra il comando principale e le varie postazioni dislocate sul territorio.

Un particolare che mi è rimasto impresso è che avevano cartine geografiche dappertutto, curavano in maniera maniacale la conoscenza del territorio e si sapevano muovere con grande efficacia ed abilità, certe volte anche meglio di chi ci abitava da una vita.

Per onor di cronaca occorre dire altresì che i tedeschi nonostante questo, hanno vinto molte battaglie, ma mai una guerra.

Mi ricordo che in quel periodo a San Vito c’era un certo Sig.Catalani che si spacciava per un partigiano e diceva di voler combattere i tedeschi e aiutare chiunque volesse cospirare contro di loro. Però la dura realtà si è vista il giorno della ritirata tedesca e all’arrivo degli alleati, di lui si erano perse tutte le tracce. Quindi era sicuramente una spia, che viveva con la nostra gente ed era pronta a segnalare alle guardie SS tutte le persone che si volevano ribellare al regime.

Adesso ti racconterò una vicenda che mi ha coinvolto in prima persona.

Io all’epoca abitavo con la mia famiglia al centro del Paese e precisamente in Via Menchetti vicino all’ ex-mattatoio comunale. Avevo circa una ventina di anni, ero giovane. Era il 16 Agosto 1944, da lì a cinque giorni ci sarebbe stata la tanto attesa liberazione da parte delle truppe alleate. Lungo la strada principale, per capirci direzione Pergola- Marotta, quella mattina già c’era una divisione tedesca che era in ritirata e da sud si stava dirigendo a nord. Era una lunghissima fila di camion, jeep, soldati da fare impressione.

Ad un certo punto le vedette che andavano sempre in avanscoperta lungo il tragitto stradale avvertirono un colpo di fucile, che poi si seppe che era stato probabilmente sparato ad una lepre nelle vicinanze del Ponte dei Sospiri. A quel punto le vedette diedero ordine di fermare immediatamente la carovana militare e dalla stessa si staccarono alcune jeep con a bordo soldati muniti di mitragliatrici e si diressero verso il borgo di San Vito.

Io naturalmente ero a casa con mia madre all’oscuro di tutto, però ero molto preoccupato che mi cercassero in quanto ero renitente alla chiamata, cioè non mi ero presentato alla chiamata alle armi ed ero passibile di condanna a morte. Era la stessa pena che potevano incorrere i disertori ovvero chi veniva arruolato ma scappava dalla guerra. Le guardie SS circondarono il paese pronte a sparare con le loro mitragliatrici.

Quando mia madre si accorse da lontano che stava arrivando una pattuglia di tedeschi mi avvisò e io preso dalla paura perché credevo che mi cercassero, scesi subito fuori e nel momento che stavo provando a saltare il muro di cinta del paese mi sentii prendere per un braccio e tirare giù a terra. Era una guardia SS.

In questo preciso momento, col senno di poi, posso dire che mi ha salvato la vita perché se avessi scavalcato il muro e mi fossi messo a correre a perdifiato verso la campagna, le guardie appostate sotto le mura, avrebbero pensato che fossi stato io a sparare quel colpo di fucile, e che ora stessi fuggendo. A quel punto arrivò Don Omero che era stato allertato dalle urla e dagli spari. Lui si spaventava facilmente, ma in quell’occasione si dimostrò di una fermezza tale che mi assicurò di poter vivere fino ad oggi. Infatti con destrezza chiese subito alla guardia SS di poter parlare con un suo superiore. Lui lo accontentò ed arrivò un giovane soldato dai capelli biondi che iniziò a parlare un italiano perfetto e ad intrattenere un colloquio con Don Omero.

Dopo avergli spiegato che la popolazione era tranquilla e non c’era nessuno che voleva attentare alla loro vita, tanto meno io, mi lasciarono e chiusero la trattativa in cantina e dopo essersi rifocillati bevendo del buon vino, riempirono le loro boracce e si allontanarono dal Paese.

Uno degli ultimi atti fu quello di far saltare con dell’esplosivo il Ponte dei sospiri, affinché fossero sicuri che nessuno li seguisse. Il 21 Agosto 1944 alle ore 15.15 i volontari della Brigata Maiella, e subito dopo gli alleati Inglesi, arrivarono in Paese e sancirono definitivamente la fine delle ostilità e la liberazione dalle truppe nazi-fasciste. Gli Alleati erano appostati da diverso tempo a San Pietro in Musio ed attendevano ordini dal Comando per avanzare e liberare le popolazioni.”

Le vecchie fonti

Punto 14: le vecchie fonti

Questi che vedete sono i vecchi lavatoi pubblici, situati proprio qui, sotto le mura cittadine. Un tempo quando si aveva necessità di lavare la biancheria, e ovviamente non si aveva l’acqua corrente in casa e tantomeno le lavatrici, come ora, ci si recava al fiume vicino o appunto in questi lavatoi pubblici.

Vai al punto 14