Punto 4: i vecchi mestieri
In un tempo non troppo lontano, San Vito sul Cesano era abitato da molte famiglie, e il silenzio dei suoi vicoli ordinati era rotto solo dalle risate dei bimbi che giocavano e dalle voci delle donne affaccendate, che giungevano dalle finestre aperte adorne di vasi fioriti.
C’erano molte botteghe artigiane, all’epoca, segno che il borgo era molto importante, ed era un punto di riferimento, non solo per gli abitanti del Castello, ma anche per i contadini delle campagne e dei paesini limitrofi.
C’erano al suo interno
due falegnami, Dario Marchetti e Virgilio Guidi che costruiva e riparava le botti;
un fabbro e maniscalco, prima Mariscoli Emilio e poi Gino Franceschetti;
due calzolai fissi, Raimondo Papi e Germano Mariscoli, e due stagionali, Sabbatino Secchiaroli e Luigi Borgacci, i quali, principalmente lavoravano come minatori nella vicina Miniera di Zolfo di Cabernardi;
un fornaio, Nello Tagliatesta;
un sarto, Marino Ghetti;
un muratore, Alberto Santini;
ed infine una bottega di generi alimentari di proprietà di Remo Rotatori.
Esisteva un locale adibito a mattatoio, ed un forno in comune, quando ancora non c’era il fornaio.
Ancora oggi se ci si ferma all’interno dei suoi stretti vicoli, chiudendo gli occhi con un po’ di immaginazione, si può sentire l’odore del pane appena sfornato “del fornaro”, del legno tagliato, della colla, dell’olio impregnante che si mescola a quello delle antiche vernici proveniente dalla bottega del falegname; l’inconfondibile sentore di cuoio e di mastice dalla bottega dei due calzolai.
Forte ed acuto si potrà ancora udire il rumore di un martello che batte sopra l’incudine, proveniente dal vicolo del fabbro e maniscalco, mentre si potrà ancora percepire l’inconfondibile profumo delle spezie, non appena si entrava nella bottega di generi alimentari di Remo; un tempo la merce era sfusa e ogni prodotto emanava la sua particolare fragranza, mentre le caramelle facevano bella mostra di sé in grandi vasi di vetro, ad invogliare grandi e piccini.
Ogni acquisto era ben pensato e mai riguardava il superfluo; ogni regalo era un dono prezioso, perché la parsimonia era una regola di vita, dettata dalla povertà sempre presente.
Soprattutto quando si rompeva qualcosa non si gettava via ma si riparava, per questo anche a San Vito esistevano figure come Pellegrini Battista che aggiustava i materassi; o come un certo Sig. Rapetta, di San Pietro in Musio di Arcevia, che andava girando per paesi e campagne, aggiustando piatti e reali e altro materiale di ceramica o coccio. Un terzo signore, originario di Padova, invece, riparava le sedie, anch’egli girando per il contado e i piccoli borghi. Ad essi, che non risiedevano abitualmente a San Vito sul Cesano, veniva assicurato vitto e alloggio, per il periodo di permanenza nel borgo.
In mezzo a tanti mestieri, dislocati per il paese, non poteva mancare la presenza di due cantonieri comunali, Augusto Borgacci e Egildo Rasori.
Proprio in questo vicolo, dove ci troviamo ora, c’era il forno di Nello, che dal lontano1953 sfornava pane per tutta la popolazione. Fin dalle prime ore del giorno, l’inebriante profumo del pane in cottura o appena sfornato, usciva dalla porta del forno e correva lungo le vie del paese. Entrava nelle finestre aperte delle case e delle antiche botteghe, come un rito quotidiano, un odore familiare e appagante: il pane era la vita.
Il pane di Nello era come un figlio per lui, era il frutto di un’arte antica, appresa fin da piccolo, quando, osservando le mani sapienti delle donne, le vedeva impastare nelle cucine. Un’arte che lo aveva portato ad apprezzare e rispettare i tempi della lievitazione, delle diverse fasi della panificazione, la scelta scrupolosa delle farine e delle macine migliori. Seppur gli ingredienti, in quegli anni ormai lontani, fossero molto semplici, erano comunque lavorati con grande dedizione e passione.
Quando le campane di Don Fauno suonavano le 7.30, Nello apriva il forno, e iniziava la vendita al pubblico. Mentre nel pomeriggio, con il suo Fiorino bianco Fiat, stipato di ogni delizia, pane, pizza, e qualche torta, partiva per il solito giro delle consegne. Viaggiava per le campagne, fino a Monterolo e alla Romita, percorrendo stradine strette e tortuose, portando con sé il suo caratteristico profumo di buono.
San Vito grazie ai suoi mestieri era uno spettacolo di immagini, sapori e odori, che attraversavano i vicoli, la piazzetta e i palazzi storici, e che con un pizzico di nostalgia ed immaginazione, possono arrivare fino a noi.

Punto 5: feste, usanze e tradizioni
Scopri tutte le feste, usanze e tradizioni di San Vito Sul Cesano.







