Punto 10: Gli Statuti di San Vito e La Provincia della Ravignana
Ci troviamo al centro del Paese nella sua piazzetta più caratteristica.
Di particolare c’è una curiosa fontana a manovella, a ricordarci che un tempo, quando ancora l’acqua corrente in casa non esisteva, ci si riforniva da lì, magari riempiendo orci e brocche di terracotta.
Ma accanto a queste attività prosaiche e quotidiane, ce n’erano altre, stabilite dalla legge e regolamentate, e queste erano riassunte nello Statuto di San Vito sul Cesano. Riscoprire e pubblicare gli Statuti di San Lorenzo e di San Vito, è stata una vera e propria fortuna per noi abitanti, perché ci ha permesso di ricostruire la vita del nostro borgo, attraverso un’indagine storica e filologica delle fonti.
Ragion d’essere degli Statuti era assicurare nelle due castellanze di San Vito sul Cesano e San Lorenzo in Campo, la pace sociale e il benessere generale. Seppur strutturati in maniera simile, i due Statuti sono ovviamente diversi per quanto riguarda le specifiche regolamentazioni, soprattutto per quelle attinenti all’organizzazione dei due borghi. Negli Statuti erano previste norme che disciplinassero le elezioni, i compiti, i poteri e le retribuzioni di chi ricopriva incarichi pubblici.
Gli statuti erano applicati nella cosiddetta curia o distretto, e questi erano intesi come gli ambiti territoriali delle relative giurisdizioni. Comprendevano un nucleo centrale, costituito dal castello, cinto da strutture difensive come mura, fossati, recinti, siepi, staccionate, e dalla campagna circostante, in qualche caso oggetto di trattamento differenziato. Alla tutela degli interessi e dei beni collettivi, si accompagnava anche quella del territorio e delle proprietà dei singoli, per assicurare che tutti potessero fruire dei beni loro necessari. Lo Statuto di San Vito è integrato con disposizioni successive e vanno dal 1443 al 1764; sono strutturati in 5 libri, a differenza di quelli di San Lorenzo che sono solo 4. Tale disparità di numero, ci fa capire che la vita di San Vito sul Cesano, rispetto alla vicina San Lorenzo in campo, era potenzialmente più ricca di situazioni complesse, a livello socio economiche, che abbisognavano di leggi specifiche, anche in previsione di sanzionare comportamenti devianti, ritenuti dannosi alla comunità. Malgrado ciò, la comunità di San Vito appare, oggi come allora, più compatta di quella di San Lorenzo, forse per la conformazione stessa del castello e la sua maggior chiusura ad ogni componente esterna.
Le comunità come quella di San Vito sul Cesano, erano dette castellanze, e costituivano un microcosmo quasi del tutto autonomo e assai chiuso agli apporti esterni di ogni tipo, e nel quale la vita si svolgeva secondo gli immutabili e lenti ritmi della civiltà contadina. I forestieri erano visti con una certa diffidenza, tenuti sotto attento controllo ed assai discriminati. Gli unici momenti in cui tali barriere nei confronti della realtà esterna cadevano, o almeno si allentavano, erano quelli delle numerose fiere e dei mercati.
Ma San Vito sul Cesano si trova anche al centro di quel territorio noto come Provincia della Ravignana o semplicemente Ravignana.
Nel corso del IX-X secolo, dopo la definitiva caduta dell’impero romano d’occidente, la Chiesa di Ravenna, svincolata da quella di Roma, diventa la Chiesa dei nascenti regni germanici, e la sua influenza si espande in tutta Italia. I monaci benedettini del Monastero di Classe di Ravenna, avendo ricevuto in dono dall’Imperatore e dai Papi, dei terreni posti nella nostra vallata, decidono di fondare piccole comunità monastiche, a cui fecero seguito dei castrum, castelli, e castellanze, dando vita ad altrettanti centri abitati. Il territorio a loro spettante era compreso fra il fiume Cesano, e il torrente Tarugo; costituiva a tutti gli effetti un feudo, e comprendeva sette comunità:
- Fratte Rosa, in testa;
- Torre Ravignana (oggi Torre San Marco);
- Villa Certagrossi (località di cui non è rimasta traccia);
- Isola Gualtresca (Isola di Fano);
- Montevecchio (frazione di Pergola);
- Monterolo (frazione di Pergola);
- San Vito sul Cesano.
La Provincia Ravignana (Piccola Ravenna), dipendeva amministrativamente, civilmente e giuridicamente dal Monastero di Classe di Ravenna, tramite i monaci del convento di Santa Vittoria, ed ogni località aveva una chiesa o un altare dedicato ai santi di Ravenna.

Punto 11: il santuario della Madonna delle Grazie
La chiesa si presenta come un fabbricato di laterizi, ed è tutto ciò che rimane del ben più grande ed articolato monastero di un tempo; è stata definitivamente sconsacrata, all’incirca, negli anni ’50 del novecento.






